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Claudia Bova - Storia del Teatro Comunale Francesco Cilea

Prezzo: 15 €

Spese di spedizione non incluse.

Il terremoto del 1783 ridusse la città di Reggio Calabria ad un cumulo di macerie, annullando tutto il disegno architettonico che, oltre alle abitazioni civili, contava rinomati e attivissimi centri di cultura.
Avviata la ricostruzione, il progetto della nuova città fu affidato all’ingegnere Giovambattista Mori, il quale indicò con la lettera P il “luogo da potersi formare un teatro”. Ma, considerati i numerosi problemi che incombevano sulla popolazione reggina, la Giunta non pensò subito al teatro. 
Fu la presenza dei Francesi nel Regno di Napoli con Gioacchino Murat (decreto del 16 luglio 1810) a disporre la costruzione di tale edificio ed a ordinare di illuminare la città nella notte con i lumi a riverbero simili a quelli di Napoli.

Così Reggio, che nel 1816 fu scelta come capoluogo della terza provincia, vide l’avvio della costruzione del suo teatro.

Il manufatto rispettò il luogo di destinazione dell’antica pianta della città redatta dal Mori e cioè il lotto dove ora sorgono il Palazzo Melissari e Musitano proprio di fronte a Piazza Italia. In qualità di intendente della Provincia di Calabria Ulteriore Prima fu nominato Nicola Santangelo, conoscitore di musica, il quale avviò la costruzione del teatro nominando una commissione composta dai cavalieri
D. Carlo Plutino, D. Vincenzo Ramirez, D. Giuseppe Piconieri, D. Giuseppe Musitano e l’ing. del comune Stefano Calabrò Anzalone.
Fu l’ing. Anzalone, funzionario dei Lavori Pubblici del Regno, a progettarlo ad imitazione del Teatro dei Fiorentini di Napoli (chiamato così per la prossimità della Chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini) e “seppe sviluppare abilmente la curva della sala e migliorare la visuale del palcoscenico”.
Il poeta cesareo Marando dettò per il frontespizio due distici; la lapide, in cui erano incisi, fu perduta quando fu riformato il frontespizio, e questo è ciò che è rimasto:

……………THEATRUM
………………………….....................
INTROEANT CURIUS, CATO, FABRICIUSQUE SEVERI,
ANGELUS HOC SANCTUS CONDIDIT, ID SATIS EST.

La struttura interna del teatro inizialmente comprendeva solo il piano inferiore; la sala aveva la caratteristica forma ottocentesca a ferro di cavallo, era lunga 42 palmi e larga 37 con una superficie di appena 90 metri quadrati. 
Fu il Santangelo a dargli il nome “sontuoso” di Real Teatro Borbonio (dal nome si intuisce che era dedicato alla famiglia regnante). Testimonianza di ciò era il frontone che presentava lo stemma dei Borboni.
L’amatore di musica Santangelo riuniva nel suo palazzo i dilettanti di essa, ed in varie sere della settimana invitava a piacevole trattenimento colti magistrati e notabili persone del paese. Da queste riunioni venne la decisione di affrettare la costruzione del teatro, già disposta dal re Murat con decreto del giorno 16 luglio 1810, e da compiersi nel giro di tre anni. Le difficoltà politiche del successivo quinquennio non permisero che si badasse a quella opera della quale si era appena completato il progetto.

Per l’acquisto degli scenari, dei vestiari e degli spartiti musicali, il sindaco di allora, Saverio Melissari, si rivolse al deputato Pietro Pellicanò che fornì in breve tempo il teatro di tutto l’occorrente per un funzionamento decoroso.
All’interno il teatro si sviluppava su due ordini di palchi ed in sei camerini; era dotato di illuminazione con lumi a riverbero e possedeva una vasca per la conservazione delle acque necessarie al fabbisogno del teatro stesso. La parte superiore fu costruita in un secondo tempo. Il progetto del 1810 venne ripreso e modificato nel 1816 di più ampie dimensioni e riguardo al sito fu scelta un’area in posizione centrale nel tratto compreso tra la via dei Bianchi e la via Terme, cioè dove oggi sorge il Palazzo delle Poste e Telegrafi, perché l’area destinata precedentemente era stata occupata da altre costruzioni.
L’inaugurazione del Real Teatro Borbonio avvenne il 30 maggio 1818 in occasione dell’onomastico del re Ferdinando I con uno spettacolo di grande successo Adelaide e Comingio pittore del compositore romano Valentino Fioravanti, allestito dalla compagnia Zannoni, della quale per l’occasione fece parte la signora Linder, moglie del direttore che, a quel tempo, veniva reputata una delle migliori attrici.

Nel 1823, su richiesta dell’impresario Catani, l’edificio subì una prima modifica: venne prolungato il palcoscenico, furono costruite dieci quinte e due teloni per il fondale e vennero aggiunti altri quattro palchetti laterali al palcoscenico. I lavori di abbellimento e di ampliamento delle strutture architettoniche comportarono la sospensione dei programmi delle stagioni liriche di prosa e di operette e limitarono l’uso del teatro per i festini, per i veglioni di carnevale, per gli incontri di scherma, per i grandi pranzi in onore di personalità illustri.
Nel 1846 il teatro fu completamente ristrutturato con l’aggiunta di una sopraelevazione nella quale trovarono posto tre eleganti saloni di rappresentanza destinati al Circolo di Società.
Nel 1860 si conclude, così, la prima fase della vita del teatro di Reggio Calabria che ha avuto momenti di grande splendore, intervallati da oggettive difficoltà legate soprattutto alle scarse conoscenze tecniche dei gestori e dei politici, oltre che al lento sviluppo economico della città.......

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Categoria: Saggistica


  
  
  

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